Supporto

Manutenzione

Quando è possibile posare il parquet?

Il legno è un materiale naturale e vivo, perciò esso tende ad acclimatarsi alle diverse condizioni ambientali subendo deformazioni se queste sono innaturali od estreme.

Il pavimento di legno, se ben mantenuto e rispettato nelle sue caratteristiche, saprà ricompensarVi con un ambiente caldo, confortevole, elegante.

Esso è molto duraturo e permette di essere facilmente rinnovato, dopo molti anni di uso.

Per il suo migliore mantenimento esso richiede alcune precauzioni:
1 – Conservare nell’ambiente una temperatura di +15°C/+20°C, mai inferiore a +10°C.
2 – L’umidità relativa dell’aria ambientale deve normalmente essere compresa tra il 45% ed il 60%. Umidità più alta fa dilatare il legno; umidità più bassa lo fa restringere e fessurare. In inverno si consiglia di controllare l’umidità ambientale ed eventualmente, se troppo secca, fare uso di umidificatori d’aria.
3 – Evitare di caricare con grossi pesi concentrati piccole porzioni di pavimento.
4 – Nel primo periodo dopo la consegna evitare di coprire con tappeti od altro, allo scopo di evitare stonalizzazioni a causa di localizzata mancata ossidazione alla luce.
5 – Nel caso di impianto di riscaldamento a pavimento fare attenzione alla taratura dell’impianto, prevedendo una temperatura massima di esercizio del fluido riscaldante di circa +40°C, in modo da non superare alla superficie del pavimento la temperatura di +28°C, confermando le condizioni dei punti 1 e 2.
Le eventuali fessurazioni del pavimento che si sviluppino nel tempo, sono dovute esclusivamente alla progressiva disidratazione (essiccazione) del legno e non sono imputabili a difetto di posa o del prodotto.
6 – Nel caso di sistema di raffrescamento a pavimento, prestare particolare attenzione alla percentuale di umidità ambientale (punto 2) intervenendo in caso di umidità troppo elevata con un opportuno sistema di deumidificazione.
7 – Prevedere all’ingresso dell’abitazione uno zerbino mantenuto pulito, per allontanare dalle suole delle scarpe polvere e particelle abrasive. Prestare attenzione ad eventuali animali domestici.
8 – Non bagnare, evitare gli spargimenti d’ acqua.

ISTRUZIONI PER LA PULIZIA

Se verniciato: il pavimento ha ricevuto un trattamento superficiale protettivo, che, se ben curato, manterrà le sue caratteristiche per lungo tempo, preservando il legno dall’usura e dalla sporcizia e ne manterrà nel tempo caratteristiche e bellezza.

Si consiglia:
- Ordinariamente di rimuovere la polvere con appositi panni attira-polvere, con scopa a frange o con aspirapolvere
- Abitualmente pulire il pavimento con panno umido e ben strizzato con acqua e detersivo neutro. Non bagnare.
- Pavimenti particolarmente sollecitati potranno essere protetti con apposito POLISH per prefinito

Non usare alcol, ammoniaca o solventi che possano danneggiare la verniciatura.

Se oliato: il pavimento ha ricevuto un trattamento superficiale protettivo, che, se ben curato, manterrà le sue caratteristiche per lungo tempo, preservando il legno dall’usura e dalla sporcizia e ne manterrà nel tempo caratteristiche e bellezza.

Si consiglia: - Ordinariamente di rimuovere la polvere con appositi panni attira-polvere, con scopa a frange o con aspirapolvere - Abitualmente pulire il pavimento con panno umido e ben strizzato con acqua e detersivo neutro . Non bagnare. - Pavimenti particolarmente sollecitati potranno essere protetti con apposito Olio per la manutenzione

Non usare alcol, ammoniaca o solventi che possano danneggiare la verniciatura

Se prelevigato o spazzolato: Il trattamento di finitura con vernice a solvente o all’acqua, con olio , con cera, ecc. sarà applicato in opera dal parchettista dopo l’installazione del pavimento di legno. Dal tipo di finitura dipenderà il tipo di manutenzione necessaria.

Le relative istruzioni e l’indicazione dei prodotti consigliati saranno fornite dal parchettista sulla base delle informazioni ricevute dal fabbricante dei prodotti usati.

N.B. Tutti i prodotti per la pulizia e per la manutenzione devono essere usati secondo le istruzioni dei fabbricanti.



Posa in opera

Consigli per lo stoccaggio e la posa dei pavimenti prefiniti

STOCCAGGIO
Il pavimento in legno deve essere conservato in ambiente asciutto, non soggetto ad umidità e condensa.

PIANO DI POSA Verificare: Umidità del piano di posa (1,7-2 cementizio, 0,2-0,5 anidride); Compattezza, planarità e pulizia del sottofondo; Pannelli radianti nel caso di riscaldamento a pavimento.

STAGIONATURA Ogni massetto necessita di un determinato tempo di indurimento e successivamente di una stagionatura. Come esempio riportiamo di seguito una tabella relativa a condizioni ambientali di 20° C e con umidità ambientale di 50%.

Massetto
Tipo-Spessore

Tipo di indurimento
(giorni)

Tempo minimo di essicazione
in condizioni ideali
(giorni)

% di indurimento
del massetto
prima della posa

Cementizio 5 cm

28

90

1,7 %

Cementizio 8 cm

28

150

1,7 %

Cementizio 10 cm

28

200

1,7 %

Anidrite 2 cm

15

28

0,2 %

Anidrite 5 cm

15

40

0,2 %

Legante 5 cm
idraulico a rapida
essicazione

3 ore

1

1,5 %



LOCALI
Accertarsi:
che i serramenti completi di vetri siano già montati;
che la temperatura sia compresa tra +8°C e i +30°C;
che l'umidità ambientale sia compresa tra il 45/60%;
che la tinteggiatura nelle stanze sia già stata eseguita;
che l'impianto idraulico sia già stato collaudato.

POSA
Pulire accuratamente il sottofondo;
Utilizzare solo celle esenti o a basso contenuto di acqua;
Stendere la colla perpendicolarmente alla linea di posa usando spatole con denti profondi e distanti;
Posare rapidamente il pavimento evitando l'ossidazione della superficie della colla.

TIPOLOGIE DI POSA DEL PAVIMENTO
Esistono quattro possibilità diverse per posare un pavimento:
- posa incollata
- posa inchiodata
- posa flottante
- posa su massetto riscaldato

POSA INCOLLATA
Adatta solitamente per sottofondi di cemento e su pavimenti già esistenti (marmo, piastrelle ecc..). Per questo tipo di posa viene richiesto un incollaggio con un collante idoneo esente da acqua, onde evitare possibili od eventuali deformazioni. Importante è la pulizia durante la posa, poichè i residui di colla potrebbero intaccare il pavimento.

POSA INCHIODATA
Dopo aver scelto il luogo, si posiziona il listone con il maschio verso la parete distanziato di almeno 13 mm. Per ciascun listone vengono utilizzati uno o due chiodi 35/40 mm inseriti a 45° nella femmina. Questo tipo di posa può essere effettuata anche su di un tavolato posto in opera su travetti o su pannelli di lunghezza diversi.

POSA FLOTTANTE
Viene effettuata solamente su pavimenti a tre strati perchè più grandi e stabili. Prima della posa dei listoni, viene stesa una barriera vapore e un materassino con caratteristiche di isolamento termico e acustico. Il tutto viene fissato successivamente con un sottile strato di colla resistente all'umidità, applicato in corrispondenza degli incastri. Questo tipo di posa è indicata per qualsiasi tipo di sottofondo, perchè consente di collocare il nuovo pavimento senza togliere o rovinare quello esistente.

ISTRUZIONI PER LA POSA SU MASSETTO RISCALDANTE

Il massetto deve essere piano, sufficentemente liscio, compatto e asciutto. I tubi per il fluido riscaldante devono essere ricoperti da almeno 30 mm di massetto per permettere un'uniforme e non concentrata diffusione di calore.

Completata la stagionatura del massetto, l'umidità massima contenuta nel massetto cementizio deve essere pari al 1,5%. Si dovrà procedere ora al riscaldamento per almeno 2/3 settimane, aumentando gradualmente la temperatura del liquido riscaldante di 5 gradi al giorno fino ad arrivare alla temperatura massima di 35 gradi che dovrà essere mantenuta per almeno 10 giorni aerando adeguatamente i locali.

Il processo di raffreddamento si svolge riducendo gradualmente la temperatura di 5 gradi al giorno fino a raggiungere i 20 gradi.

Spegnere ora il riscaldamento almeno 5 giorni prima della posa e portare la temperatura superficiale al massetto al momento della posa al 15-20 gradi con umidità ambientale massima al 60%.

ISTRUZIONI PER L'USO CORRETTO DEL RISCALDAMENTO A PAVIMENTO CON PAVIMENTO IN LEGNO
La temperatura di esercizio del fluido riscaldante deve essere a "basso regime" e la temperatura superficiale del pavimento non deve superare 26-27 gradi.

Mantenere sempre un'adeguata umidità ambientale pari al 50-60% per evitare deformazioni del pavimento in legno.

Ricordiamo che il legno è un prodotto naturale e pertanto è impossibile trovare elementi tra loro perfettamente uguali. Ogni essenza di legno ha le sue proprie sfumature, variabili secondo la provenienza e/o partita. Di conseguenza il campione visionato al momento dell'acquisto non potrà in alcun caso fare da referenza per valutare l'insieme della consegna. Anche il processo naturale dell'ossidazione varia il colore nel tempo del paviemento in legno sia con finiture trasparenti sia con finiture più complesse come le anticature e le sbiancature, quindi il colore scelto su campione è di conseguenza puramente indicativo

Consigli per lo stoccaggio e la posa dei pavimenti da esterno

STOCCAGGIO
I listoni vanno immagazzinati al coperto ed in luogo ben ventilato, evitando l’esposizione diretta al sole specialmente nelle giornate estive molto calde.

PREPARAZIONE DEL LEGNO PRIMA DELLA POSA IN OPERA
Prima di procedere alla posa in opera è importante lavare i listoni con acqua, al fine di evitare una fuoriuscita di tannino alla prima pioggia. Il tannino provocherebbe la formazione di macchie sulla superficie dei listoni.

PREPARAZIONE DELLA SUPERFICIE PER LA POSA IN OPERA
La sede sulla quale i listoni dovranno essere posati deve essere quanto più possibile livellata, consistente e compatta.

POSIZIONAMENTO DEI MAGATELLI
Il legno che viene utilizzato per i magatelli (orditura di sostegno del piano di calpestio), deve essere della stessa densità e della stessa durabilità (l’abete e il pino trattato sono da evitare, non soltanto per la scarsa durabilità, ma anche per la ridotta densità che non permette un perfetto ancoraggio della viteria. I magatelli dovranno essere ben fissati sul supporto con mezzi meccanici o chimici adeguati. Nel caso di utilizzo di materiale come il cemento o altro, si potranno fissare i listoni solamente dopo l’asciugatura completa e definitiva dei materiali fissanti. E’ fondamentale posizionare i magatelli parallelamente alle linee di massima pendenza del piano di appoggio al fine di evitare ristagni di umidità. Per il fissaggio dei listoni si raccomanda l’uso di magatelli in legno con adeguata densità. L’interasse tra i magatelli è determinato in funzione dello spessore dei listoni stessi e calcolato nel modo seguente: Listone con spessore 21 mm interasse = mm 500 Listone con spessore 25 mm interasse = mm 600 E’ importante notare che per un’ottima tenuta del pavimento, i listoni vanno fissati in corrispondenza di ogni punto di contatto con i magatelli.

FISSAGGIO DEI LISTONI SUI MAGATELLI
I magatelli vanno collocati con il verso della lavorazione antiscivolo a vista e in senso perpendicolare al senso di marcia, al fine di rendere efficace l’azione antisdrucciolo. Nel caso si collochi il pavimento in senso diverso il fornitore declina ogni responsabilità in caso di incidenti dovuti a scivolamento.
Per eseguire una posa in opera ideale, i listoni devono essere avvitati ai magatelli. E’ assolutamente da evitare la posa con chiodi.
Tutti i listoni da pavimentazione di legno esotico presentano un’elevata durezza che implica la perforatura della sede, per evitare rischi di fessurazione del legno.
Per la foratura è necessario utilizzare un trapano specifico con punte idonee per la foratura di legno duro.
Osservazione: il foro di alloggiamento della vite dovrà essere di diametro superiore rispetto a quello della vite scelta (es: per una vitedi diametro 6 mm, sarà necessario un foro di diametro 6,5 o 7). Il foro di alloggiamento sul magatello non è necessario in quanto la vite provvederà alla autofilettatura con conseguente ancoraggio.
Queste osservazioni si riferiscono al caso in cui la vite venga applicata a vista. Nel caso si andassero a realizzare plotte con viti non a vista, pertanto avvitate da sotto, il foro passante andrà fatto sul magatello.
I listoni andranno distanziati di almeno 4 – 5 mm uno dall’altro in prossimità dei fianchi per consentire il movimento dovuto alle variazioni di umidità atmosferica.

VITERIA
La vite ideale deve essere in acciaio inox autofilettante da legno a testa piana, lunga almeno 50 mm. I diametri delle viti variano in dipendenza dello spessore delle tavole e comunque, per uso domestico, una dimensione corretta varia dai 5 ai 7 mm di diametro. La vite va inserita a fondo e deve essere prevista un’apposita svasatura, per consentire l’alloggiamento della testa che non deve assolutamente essere sporgente.
E’ indispensabile utilizzare due viti per la larghezza dei listoni da fissare sui magatelli. La distanza ideale per collocare la vite è la seguente: circa 20 mm dal bordo esterno, circa 70 mm dalla testa.

REALIZZAZIONE DI STRUTTURE PREMONTATE - PLOTTE
In questo tipo di strutture, l’avvitatura avviene da sotto preforando il magatello e filettando all’interno del listone. Pertando è necessario l’utilizzo di viti sufficientemente lunghe prestando attenzione ad evitare che la vite non oltrepassi completamente anche il listone. Le distanze di collocamento della vite con riferimento a bordo esterno e testa della tavola riamangono le stesse sopra enunciate. Lo stesso vale per gli interassi tra i magatelli.

MANUTENZIONE ED EVENTUALI TRATTAMENTI
Per risolvere il problema della scheggiatura, si consiglia di attendere la prima pioggia o di bagnare abbondantemente il legno. Una volta che il pavimento sarà asciugato si può procedere al passaggio con apposita carta ad azione levigante. Questo processo tende a lisciare le schegge ed a risolvere l’inconveniente. Per risolvere l’ossidazione naturale del legno dovuto agli UVA (colorazione grigio-argento), si consiglia di utilizzare un olio da esterni con trattamento annuale al fine di conservare un contatto morbido del piede con i listoni. L’utilizzo di olio permette anche una più graduale traspirazione del legno con conseguente riduzione del pericolo scheggiatura. La manutenzione ad olio deve essere condotta secondo le norme previste dal produttore

Consigli per la posa in opera di parquet su sottopavimenti riscaldati

TEMPERATURA DI ESERCIZIO
Per sottoporre il parquet a condizioni di esercizio più consone alla sua natura, la temperatura di esercizio dell’acqua deve essere bassa, al massimo 30 °.

LO STRATO RIPARTITORE
Lo strato ripartitore di carico deve avere ottime caratteristiche meccaniche quali resistenza alla flessione e alla compressione. Lo spessore deve essere minimo di 3 cm (norma DIN 18560). Uno spessore inferiore aumenta la temperatura della superficie sopra i tubi e questo può causare delle antiestetiche alterazioni sul pavimento in legno. Uno spessore inferiore accompagnato da basse resistenze a compressione e condizioni di esercizio gravose possono comportare dei cedimenti, lesionare il massetto e i tubi. E’ sempre necessario farsi garantire una resistenza alla compressione di almeno 20 N/mmq.
In un pavimento riscaldante rivestito con parquet si sviluppano delle forti sollecitazioni contrastanti tra di loro che si ripercuotono sul punto più debole dell’intervento che sono solitamente i primi 1-2 mm di spessore della superficie dello strato ripartitore di carico.
E’ pertanto fondamentale che lo strato ripartitore di carico non deve sfarinare e deve essere tenace e compatto su tutto il suo spessore. Eventuali trattamenti di consolidamento devono essere eseguiti con la massima attenzione poiché non risolvono il problema e non fanno altro che abbassare il punto di delaminizzazione. Non solo, si ricorda che i trattamenti a base di solvente scompongono chimicamente i pannelli isolanti a base di polistirolo.
Lo strato ripartitore di carico deve essere in quota e perfettamente in piano.
Tutti i parquet a basso spessore, nel caso di mancata planarità o in presenza di eccessive asperità, non appoggiano adeguatamente tutta la controfaccia sul supporto, per cui le sollecitazioni meccaniche imposte dalle condizioni di esercizio si concentrano in pochi punti dell’elemento, causando ingobbimenti o peggio spaccature. Logicamente per grosse superfici sono necessari i giunti di dilatazione posizionati tassativamente dall’impresa che esegue lo strato ripartitore di carico, secondo le indicazioni della ditta che mette in opera l’impianto di riscaldamento. Deve essere considerata la geometria di posa allo scopo di evitare che un giunto di dilatazione coincida esattamente con i fianchi degli elementi posati.
Lo strato ripartitore di carico, dopo il previsto periodo di stagionatura, deve essere collaudato partendo dalla temperatura ambiente aumentandola di 5° al giorno fino alla temperatura massima di esercizio e mantenendola per 10 giorni; successivamente deve scendere di 5° alla volta fino a raffreddamento. Con il collaudo si evidenzia subito una regolare e uniforme dilatazione o, in caso contrario, eventuali fessurazioni che, secondo il tipo di posa, potranno poi essere evidenziate dal parquet oppure dagli imbarcamenti ai lati, oltre a favorire fastidiosi tamburamenti, alterando la planarità della superficie. Dopo il collaudo deve essere testata l’umidità residua sullo strato ripartitore di carico che deve avere un’umidità del 1,7% con base cementizia e dello 0,3% con base di anidride.

BARRIERA VAPORE
E’ necessario posare un’adeguata barriera vapore tra il sottopavimento gettati e i pannelli isolanti su cui è stato installato l’impianto di riscaldamento. Nel dubbio, prima di iniziare la posa, è bene farsi rilasciare un documento che indichi che tale operazione è stata eseguita, per cui viene autorizzata la posa.

SCELTA DEL LEGNO
E’ da sempre noto che ogni singolo elemento del parquet se sottoposto a una fonte di calore, a seconda della specie legnosa, perdendo la sua umidità diminuisce in modo incostante soprattutto nella sua larghezza. Più l’elemento di legno è largo, maggiore sarà il ritiro e, di conseguenza, la larghezza delle fessure. Esempio: Considerato che un metro quadrato di pavimentazione in parquet, a una data temperatura, si ritira del 2% rispetto alle sue dimensioni originali se questo metro è coperto da 20 elementi larghi 5 cm ciascuno, la perdita di umidità evidenzierà nel senso della lunghezza 19 fughe larghe 1 mm; se gli elementi sono larghi 10 cm ci saranno 9 fughe ma larghe 2 mm. Sotto il profilo prettamente tecnico, sarebbe meglio posare un legno ad alto peso specifico, in modo che conduca meglio il calore radiato. E’ quindi meglio privilegiare legni che abbiamo una stabilità dimensionale più alta possibile. Un elemento di Iroko o di Teak di fronte a una perdita di umidità del 2%, diminuisce meno la sua larghezza rispetto a un elemento di Rovere di pari spessore e larghezza. Sono sempre sconsigliate le seguenti essenze: Acero, Acacia, Faggio e Larice.

SCELTA DELLA FINITURA
E’ noto che i trattamenti a olio sono meno filmogeni rispetto a quelli a vernice, pertanto, con le normali pulizie mediante straccio bagnato strizzato è possibile umidificare regolarmente il parquet posato, cosa che non avviene sui pavimenti verniciati.

LA POSA DEL LEGNO
Per ottenere i migliori risultati si deve posare il legno quando questo ha un’umidità in equilibrio con quella dell’ambiente. Questo accorgimento va assolutamente rispettato. Sicuramente si otterranno migliori risultati se nell’ambiente c’è una percentuale di umidità bassa, in modo da posare il parquet in condizioni più simili possibile a quelle che saranno le condizioni di esercizio per molti mesi. E’ sufficiente in molti casi mettere in funzione l’impianto e in casi specifici inserire un deumidificatore. Bisogna considerare che una riduzione di umidità del 4%, considerata nella norma, comporta in alcune specie legnose, un ritiro di 2,5 cm su un metro lineare e questo significa altrettante fessurazioni. In questi casi, per poter posare il legno con un’umidità leggermente al di sotto di quella di equilibrio senza correre rischi, devono essere escluse tutte quelle condizioni di rischio che possono umidificare immediatamente il parquet. (condizioni che purtroppo, si verificano quasi sempre nei grossi cantieri)



Faq

Quando è possibile posare il parquet?

La posa può essere eseguita in qualsiasi momento, sempre che il sottofondo sia compatto e soprattutto asciutto (umidità inferiore a 1,5%). Gli infissi devono essere montati e funzionanti, la temperatura ambientale non inferiore ai 10°C e l’umidità relativa dell’aria compresa fra 45 e 60%. Prima della posa in opera degli elementi lignei devono essere state completate tutte le opere murarie e gli impianti elettrici e idraulici devono essere perfettamente funzionanti; la posa in opera e l’eventuale lucidatura dei pavimenti ceramici o lapidei confinanti deve essere già avvenuta, così come la finitura e la verniciatura di soffitti e la preparazione delle pareti.

Che differenza c’è tra legno antico e legno nuovo?

Quando si parla di “legno antico” generalmente ci si riferisce a un legno che prima di diventare un elemento da posa per parquet era una trave, un pilastro o qualsiasi altro tipo di elemento strutturale di una costruzione; si parla pertanto di un legno che ha già avuto una “vita”, adattandosi all’ambiente circostante e assumendo un colore e una tonalità che evidenziano il passaggio del tempo.

Invece, quando si parla di “legno nuovo” ci si riferisce a legno proveniente da alberi abbattuti di recente e lavorati per essere trasformati prima in semilavorati (frise o quadrotti) e poi in tavolette, listoncini o listoni.

A parità di specie legnosa, stabilire a priori qual è il migliore non è facile e non sempre possibile, perché le variabili sono tante, ma è oggettivamente possibile stabilire che un legno antico (o vecchio?) seppure ha il sapore del tempo e il colore accentuato dagli anni di sole, ha anche i nodi scuri, le macchie di colore, i segni dello smog e le fessure inevitabilmente procurate dal passare del tempo.

È consigliabile posare il parquet in bagno e in cucina?

Il pavimento in legno può tranquillamente trovare la giusta collocazione sia in cucina sia nei bagni: l’acqua, infatti, non danneggia il parquet se non rimane stagnante per molto tempo.

Un accorgimento che è utile seguire è quello di scegliere specie legnose più stabili nei confronti dell’umidità come Doussiè, Merbau, Iroko e Teak; la Quercia (e quindi il rovere) richiede una certa cautela, perché a contatto con l’umidità tende a creare macchie nerastre (spesso visibili sugli accostamenti trasversali) dovute alla fuoriuscita di tannino, che in questa specie legnosa è molto presente.

Su quali tipi di sottofondi è possibile posare il parquet?

Su massetto cementizio, su pannelli a base legno, su un pavimento esistente o su magatelli. Il massetto (almeno 40 mm di spessore) può essere realizzato con cementi normali o rapidi. Per cementi normali il tempo di asciugatura varia dai 4 ai 7 mesi o più (a seconda dei prodotti e della situazione ambientale), per i cementi rapidi i tempi di asciugatura sono compresi tra 3 e 7 giorni (in questo caso, il controllo dell’umidità deve essere sempre effettuato con igrometro a carburo).

La posa su pannelli multistrato, pannelli di particelle idrorepellenti o pannelli misti legno-cemento è un’ottima soluzione per evitare di posare direttamente su il massetto, è bene però che lo spessore del pannello non sia inferiore a 15 mm.

Al di là del tipo di sottofondo, si consiglia sempre l’applicazione dei fogli di polietilene risvoltati lungo le pareti per realizzare la barriera al vapore. Quanto alle pavimentazioni preesistenti, ciò che è importante è che siano in buono stato, perfettamente lavate e sgrassate, se di ceramica o di marmo carteggiate e, se necessario, stuccate nel caso di un vecchio parquet. Nel caso di moquette o linoleum, dopo l’asportazione deve essere eliminato qualsiasi residuo di collante mediante una leggera levigatura.

Come si può proteggere il parquet?

Durante i primi mesi è consigliabile non coprire il parquet con tappeti o stuoie, per consentire al legno di stabilizzarsi e di assumere colore e tonalità uniformi (mediamente si raggiungono dopo circa un anno dalla posa).

Oltre alla normale pulizia quotidiana, è utile mettere dei feltrini sotto le gambe di sedute, tavoli e mobili; per le sedie con rotelle, è bene scegliere rotelle di tipo morbido.

Abbiate cura che gli animali domestici non sbavino o facciano i loro bisognini sul parquet: queste sostanze sono alquanto acide e intaccano le proprietà dello strato di finitura.

Il tradizionale zerbino alla porta d’ingresso è infine sempre utilissimo per eliminare corpuscoli di vario tipo dalle suole, così come è utile non far cadere di punta oggetti acuminati; pur utilizzando il legno più compatto e la vernice più dura, inevitabilmente il legno si ammacca e la vernice si graffia.

Quali sono le principali caratteristiche tecniche e i principali pregi dei parquet?

A parte le innate qualità estetiche e di durabilità, un pavimento di legno assicura sempre resistenza all'usura, ottimo isolamento termico ed acustico, buone resistenze alle sollecitazioni meccaniche e vibrazionali. Tra le altre proprietà, citiamo la buona resistenza al calpestio (grazie alla innata durezza dei legnami) e l’ottima elasticità (che rende il parquet particolarmente indicato per gli impianti sportivi).

Non ultimo il risparmio economico, se si considera la lunga conservazione nel tempo del parquet e la facilità di ripristinarlo o di “rinverdirlo”.

Che differenza c’è tra parquet tradizionale e prefinito?

Prima di rispondere, è bene chiarire che il termine “prefinito” non è completamente adeguato, in effetti anche un pavimento del tipo tradizionale costituito da tavolette o listoni verniciati è un pavimento prefinito. Per evitare malintesi, è bene parlare di “parquet monostrato” per quelli realizzati con elementi costituiti da un unico strato dello stessa specie legnosa (anche detti “tradizionali”) e “parquet stratificato” per le pavimentazioni costitute da elementi multistrato, ossia costituiti da due o più strati, di cui quello di calpestio (anche detto nobile) è di legno massiccio; per fregiarsi del termine “parquet”, lo strato nobile di un pavimento in legno deve essere di spessore non inferiore a 2,5 millimetri.

Perché i pavimenti di legno sono così costosi?

I pavimenti di legno non sempre sono competitivi con altri materiali per pavimentazione, ma è indubbio che essi possiedono degli innati plusvalori che derivano dalla naturalità del materiale, dal cromatismo sempre unico e irripetibile, dalla innata durevolezza. Performance che, con il passar del tempo, aumentano la naturale bellezza del parquet.

È vero che i parquet soffrono l’acqua e l’umidità ?

Si, tutti i tipi di pavimenti di legno soffrono l’umidità a causa della particolare struttura morfologica che li contraddistingue da altri materiali industriali. Però, l’umidità e le condizioni ambientali diventano un potenziale nemico del parquet quando assumono valori eccessivi, ossia se il contenuto d’umidità percentuale del legno è superiore al 11-12% (a causa di frequenti lavaggi o per accidentali cadute d’acqua lasciate ristagnare) oppure se il contenuto di umidità percentuale è eccessivamente basso a causa (per il troppo caldo o per l’aria secca).

Temperature che superano i 22°C e umidità ambientale inferiore al 45% possono determinare il generarsi di antiestetiche deformazioni che, nei casi più gravi, possono anche determinare il distacco di parti di parquet.

Constatato che le condizioni ideali per il mantenimento delle proprietà del parquet sono una temperatura compresa tra i 18 e i 21 gradi e un’umidità percentuale relativa dell’aria compresa tra il 45 e il 60%, è bene vivere in questo intervallo idrometrico ambientale, se non altro perché questo microclima fa bene anche a coloro che vivono gli ambienti, perché genera comfort e benessere, allontanando il mal di gola (causato da ambiente secco e temperatura alta) o la sensazione di bagnato sulla pelle (ambiente umido e temperatura inadeguata).

Che specie e che colore si deve scegliere ?

Sono tante le specie legnose idonee per durezza, stabilità e colore per realizzare i parquet. Ci sono legni chiari (Acero, Frassino, Olmo) e legni meno chiari (Rovere, Doussiè, Teak, Iroko, Olmo), legni scuri (Wengè Noce Americano) legni a disegno omogeneo o che si caratterizzano per le naturali variazioni cromatiche e/o di struttura, che rendono ogni parquet diverso ed unico. E palese che dopo le pareti, il pavimento rappresenta la più grande distesa di superficie di una stanza, quindi dovrà essere complementare ai tessuti, all'arredamento e agli accessori che s’inseriranno nello spazio.

Se è vero che il colore più popolare per il parquet è probabilmente il marrone più o meno intenso e di differente tonalità, è altrettanto vero che un pavimento in legno oggi può essere bianco, giallo, oro, bruno, rosso, viola, nero e, perché no, anche blu, arancio turchese; le aziende produttrici offrono al giorno d’oggi infinite varianti di colore e di finiture.

Il parquet si adatta a differenti stili di arredamento?

Sì, il pavimento di legno si può posare ovunque e sempre con risultati più che apprezzabili. Una recente indagine ha dimostrato che molti architetti e arredatori trovano che la pavimentazione di legno funziona bene con molti stili di decorazione. Loro dicono che il parquet è il tipo di rivestimento più versatile perché si adatta sia allo stile contemporaneo che a quello tradizionale. I progettisti hanno anche valutato che i materiali naturali come il legno e il cotto sono superiori ai materiali artificiali non solo per l’innata bellezza, il prestigio e lo stile, ma anche per la facilità di tenerli puliti e per la durevolezza. Inoltre, nel caso del legno naturale, alle sopraccitate proprietà, gli arredatori e gli architetti ricordano anche la larghissima varietà di colori, tonalità, disegni e strutture che il legno mette a disposizione per rivestire le superfici sia orizzontali che verticali, per complementare la decorazione e lo stile di tutto l’ambiente.

Si può posare il parquet su un impianto con riscaldamento a pavimento?

Si può utilizzare qualunque tipo di rivestimento. È importante comunicarlo al progettista nella fase di dimensionamento dell’impianto. Ogni tipo di rivestimento, e quindi anche il parquet, ha un coefficiente di isolamento termico caratteristico, che deve essere preso in considerazione in fase di dimensionamento.

Le uniche cose che si devono considerare per posare gli elementi di legno sono la temperatura della superficie del piano di aggrappaggio, che non deve essere superiore a 26 - 27 °C per potersi garantire 20 - 21 °C nell’ambiente, avendo nell’ambiente un contenuto percentuale di umidità compresa tra 45 e 60%; è bene anche evitare di accendere repentinamente l’impianto con temperature diverse e alte per evitare pericolosi shock termici al legno.

Quali sono i migliori legnami per i sistemi di riscaldamento radianti a pavimento?

I parquet prefiniti posati con la tecnica flottante sono il tipo di pavimento migliore da usare con i sistemi di riscaldamento radiante.

Gli elementi stratificati sono realizzati da uno strato di legno nobile più un supporto realizzato a più strati incrociati che li rendono più stabili, ossia meno suscettibili ai cambiamenti di temperatura e umidità. Laddove vi è un impianto di riscaldamento radiante a pavimento, tra le pose in opera da preferirsi vi è dunque quella flottante (anche detta galleggiante), perché gli elementi non sono completamente bloccati, ma liberi di muoversi a seconda del variare delle condizioni ambientali.

Ricordiamo che la temperatura della superficie del parquet non deve mai essere superiore a 25 °C e che nell’ambiente ci deve essere un contenuto di umidità percentuale dell’aria compresa tra 45 e 60%.

L’inosservanza dei valori definiti comporta necessariamente dei problemi, tra i più noti ricordiamo la formazione dei ritiri del legno e quindi di sue fessurazioni, tanto più larghe quanto più larghi sono gli elementi della pavimentazione e quanto minore è la stabilità dimensionale della specie legnosa scelta. Tra le specie legnose più indicate per realizzare lo strato nobile si citano quelle che hanno un ottimo rapporto di equilibrio tra stabilità e umidità: il Rovere, il Doussiè, il Teak, l’Olmo, l’Iroko. Sconsigliamo per la posa su massetti radianti il Faggio, il Larice, l’Acacia, l’Acero e il Wengè.

L’impianto di riscaldamento a pavimento crea polvere sul parquet?

Nessun sistema di riscaldamento genera polvere. La polvere si genera in modo completamente naturale, è invece la distribuzione della polvere sul pavimento e sui mobili che dipende dal tipo di impianto di riscaldamento installato. Un impianto a radiatori e convettori mette in movimento l’aria e quindi con essa anche la polvere, che si va a depositare anche sui mobili. Un impianto di riscaldamento a pavimento non genera moti convettivi e quindi la polvere è più facile che rimanga sul pavimento che sui mobili.

È necessario fare il ciclo di preriscaldamento?

Sì. E’ fondamentale e previsto anche dalle normative vigenti e pubblicate anche dall’A.I.P.P.L. Associazione Italiana Posatori Pavimenti in Legno. Al fine di stabilizzare ed essiccare al meglio il massetto stesso, dopo una sua sufficiente stagionatura, è necessario provvedere al ciclo di riscaldamento. Tale procedimento, oltre a portare ad essiccazione il massetto, ne verifica la tenuta strutturale al massimo delle sollecitazioni possibili, impedendo che shock futuri possano danneggiare anche la superficie lignea.

Qual è il metodo migliore per installare un parquet?

Il metodo da adottare per la posa del parquet dipende dal tipo di elemento ligneo scelto, da dove il pavimento dovrà essere installato e dal tipo di sottofondo. Le tecniche più comuni sono l’inchiodatura su un’orditura di magatelli (elementi prismatici di legno infossati o fissati sul sottofondo) o di pannelli a base legno, l’incollaggio e il sistema flottante.

La posa con inchiodatura necessita l’utilizzo di elementi lignei di grosso spessore (mm 22), mentre con l’incollaggio si dovranno utilizzare elementi di media e piccola dimensione, anche se non poche volte si incollano doghe e plance di notevole lunghezza.

La posa flottante è la più veloce, perché dopo aver posizionato il materassino antirumore sul piano di posa, si appoggiano gli elementi del parquet incastrandoli l’uno all’altro e fermandoli solo con del collante lungo gli incastri.

Ma quanto dura un parquet?

La durata di un parquet non dipende tanto dalla specie legnosa, dal tipo di finitura o dalla tecnica di posa adottata che si applica, ma dal modo in cui il pavimento viene utilizzato durante il suo ciclo di vita.

Relativamente alla specie legnosa dell’elemento da posare, è vero che vi sono legnami più duri di altri, ma è anche altrettanto vero che i legnami che normalmente si utilizzano per realizzare pavimenti sono quelli più duri, compatti e durevoli. Non esiste una specie legnosa che non si incida per un sassolino sotto la scarpa, così come non esistono una vernice, una cera o un olio che non si usurano (ma esistono prodotti di finitura che aiutano a far usurare la superficie in modo più lento).

Tutti i parquet possono essere facilmente rinverditi con la lamatura, un procedimento grazie al quale si asporta un piccolissimo spessore di legno (4 - 5 decimi di mm) oltre allo strato superficiale di finitura.

Tutto ciò fa capire che la vita del parquet può essere lunga, anzi lunghissima, basti pensare ai parquet posati in più ville e regge centinaia di anni fa che sono tuttora belli e resistenti.

I legnami per parquet, lo abbiamo scritto, sono già di per sé materiali durevoli e i prodotti di finitura, oltre a proteggere il legno, lo preservano dalle normali azioni dinamiche; questo favorisce ulteriormente la durata del parquet. Però, affinché le proprietà non diminuiscano con il tempo, occorre anche che il fruitore, oltre alla pulizia ordinaria, non costringa il parquet a vivere in ambienti troppo caldi, troppo freddi, con bassa umidità relativa dell’aria o troppo alta.

È migliore una finitura ad olio o vernice?

La scelta della finitura è un elemento molto spesso soggettivo, in quanto dipende dalle sensazioni e dall’aspetto estetico che si vuole ottenere dal parquet. In linea di massima, si può asserire che la finitura a olio la si sceglie quando si desidera che il parquet esprima naturalità; la finitura a vernice evidenzia e accentua la tonalità e il cromatismo dei tessuti legnosi.

Oltre all’aspetto estetico, la finitura deve garantire il mantenimento delle performance. In linea di massima, l’olio richiede più cura e manutenzione, per questo spesso si preferisce la soluzione della verniciatura.

Quali sono le principali caratteristiche tecniche e i principali pregi dei parquet?

A parte le innate qualità estetiche e di durabilità, un pavimento di legno assicura sempre resistenza all'usura, ottimo isolamento termico ed acustico, buone resistenze alle sollecitazioni meccaniche e vibrazionali. Tra le altre proprietà, citiamo la buona resistenza al calpestio (grazie alla innata durezza dei legnami) e l’ottima elasticità (che rende il parquet particolarmente indicato per gli impianti sportivi).

Non ultimo il risparmio economico, se si considera la lunga conservazione nel tempo del parquet e la facilità di ripristinarlo o di “rinverdirlo”.

Come può essere posato un parquet?

I tipi di posa in opera sono parecchi. Tra i principali si ricorda:

Tolda di nave o cassero irregolare o a correre. I singoli elementi, anche di differenti lunghezze, si posano disponendoli nel senso della lunghezza e i giunti di testa in posizioni del tutto irregolari.

Cassero regolare. I singoli elementi si posano disponendoli nel senso della lunghezza in modo che le giunzioni di testa avvengano nella stessa mezzeria o comunque in posizione costante rispetto a ciascun elemento costituente la fila precedente.

Spina di pesce. Con questa geometria, i singoli elementi vengono posati disponendoli a 90° tra loro, secondo file parallele e in modo che la testa di uno si unisca al fianco dell’altro. La posa a spina di pesce si può eseguire in due differenti modi: spina di pesce dritta e spina di pesce in diagonale.

Fascia, bindello e quadro. Fascia e bindello sono la finitura delle zone perimetrali (fascia) e la delimitazione della zona centrale (bindello) del parquet, mentre il pannello centrale è detto quadro. La fascia è formata da elementi anche di differenti dimensioni, rispetto a quelli utilizzati per il bindello e il quadro centrale del parquet; anche la tipologia e la geometria di posa possono essere diverse.

Spina ungherese. I singoli elementi hanno due lati corti tagliati con inclinazione a 45° o 60° rispetto ai lati lunghi. Gli elementi si posano con le medesime modalità della posa a spina di pesce.

Posa a quadri. I singoli elementi, di lunghezza uguale, si posano disposti in modo da formare un quadrato che costituisce l'unità di posa.

Oltre alle sopraccitate geometrie di posa, gli elementi lignei si possono abbinare anche a pannelli, a elementi artistici o intarsiati; c’è poi la posa a moduli esagonali od ottagonali e quella realizzata con un specifico disegno, oppure… A fantasia. In pratica non c’è limite.

Il parquet si rovina facilmente?

I pavimenti di legno e i parquet in genere non si rovinano facilmente se vengono trattati bene, come è bene trattare tutti i tipi di pavimentazioni per interni. Cosa non fare? Non sfregare sul pavimento, non far cadere oggetti acuminati, non lasciar depositare acqua di ristagno. Infine bisogna eseguire un’accurata e regolare pulizia e una manutenzione ordinaria nel tempo.

Nel caso del parquet, la parte che maggiormente si usura con il passare degli anni è lo strato di finitura, che può essere a base d’olio, cera oppure vernice.

Nel caso dell’olio, è più facile vedere il segno delle impronte, per contro però, si ha il vantaggio di una maggiore naturalità. Se si opta per la finitura a cera, si ha un aspetto più caldo, ma spesso occorre eseguire una manutenzione più continua e accurata. Infine, se si sceglie la vernice, verosimilmente aumentano le resistenze meccaniche del piano di calpestio, ma se lo strato superficiale si graffia appaiono più evidenti le strisciate e i solchi.

Il legno per parquet è davvero resistente e durevole nel tempo?

Se si pensa ai pavimenti in legno presenti in castelli e ville d’epoca rinascimentale, la risposta non può essere che sì, le specie legnose per le pavimentazioni di legno sono resistenti e durevoli.

E’ indubbio che vi sono specie legnose più dure e resistenti di altre, anche se comunemente si utilizzano quelle (sia europee che extraeuropee) con densità non inferiore a 600 kg/m3 e durezza non inferiore a 10 N/mm2.

E’ anche importante valutare la morfologia strutturale del legno utilizzato (ad esempio se è tutto durame o vi è anche del legno tenero di alburno), il tipo di disegno e figura delle venature (il disegno “rigatino” è più resistente di quello “fiammato” o del legno rustico), la presenza di difetti naturali (ad esempio nodi o cretti) e la “uniformità” sia cromatica sia della tonalità del colore.

Inevitabilmente, a fronte dei suddetti requisiti, corrispondono costi differenti.

Il legno è più delicato della ceramica e del marmo?

E’ molto probabile che lo strato superficiale di finitura della piastrelle sia più resistente all’abrasione generata dal calpestio quotidiano. Però, quando lo strato di finitura superficiale si consuma, la piastrella inevitabilmente perde l’iniziale brillantezza e splendore e dovrà essere sostituita. Questa situazione invece non avviene per i parquet e le pavimentazioni lignee in genere, perché il parquet rifinito a cera, a vernice o ad olio si possono facilmente riassettare mediante una leggera carteggiatura (detta lamatura), per ridare al legno e allo strato di finitura l’originale brillantezza asportando solo alcuni decimi di millimetro (e non molti millimetri come spesso erroneamente si crede).

Ma si deve “rivoluzionare” l’intero appartamento quando si esegue una lamatura?

E’ indubbio che si dovranno spostare mobili, suppellettili e oggetti. Però, se nel tempo il parquet è stato costantemente pulito e la manutenzione ordinaria è stata eseguita così come i fornitori consigliano, la durata media del parquet, prima di rinverdirlo, si può stimare in 10 - 12 anni.

Diverso invece è il discorso per i parquet posati in luoghi pubblici o commerciali, in cui il calpestio è più frequente e quindi il ripristino deve avvenire in periodi più corti. Però, se invece di elementi monostrato di legno massicco (il cosiddetto parquet “tradizionale”) si utilizzano elementi stratificati pre-verniciati (spesso chiamati “prefiniti”), si potrebbe intervenire asportando solo gli elementi difformi. Tale operazione non è sempre semplice, ma può essere facilitata in caso di parquet posati con la tecnica di posa in opera “flottante”, ossia con elementi non fissati al sottofondo.

È difficile eseguire la pulizia ordinaria del parquet?

No, è facile come per un pavimento di ceramica o di marmo, è sufficiente aspirare la polvere con aspirapolvere che montino spazzole adeguate, per poi passare uno strofinaccio leggermente inumidito, evitando di bagnare il pavimento direttamente con l’acqua; se l’acqua non è adeguatamente asciugata, si infiltra negli interstizi tra gli accostamenti degli elementi e perimetralmente sotto i battiscopa con il rischio di generare qualche difformità (come del resto può avvenire anche con altri pavimenti naturali come cotto e pietra).

Si consiglia di usare sempre detergenti specifici e/o detergenti neutri. Sono sconsigliati ogni altro detergente aggressivo quali ammoniaca, alcool o altri.

Come si valuta la qualità degli elementi di legno per parquet?

Relativamente agli elementi da posa per parquet - lamelle, tavolette, listoncini, listoni, plance e doghe - dal 2004, l’Ente di normazione europea (CEN) ha emesso alcune norme tecniche di prodotto che hanno regolamentato i differenti livelli qualitativi del legno in base all’aspetto estetico e alle proprietà del legno utilizzato come superficie di calpestio (sia che si parli di parquet tradizionali sia di stratificato).

Le sopraddette norme tecniche di prodotto stabiliscono quattro livelli qualitativi del legno per parquet: tre livelli identificati dai simboli “cerchio” (prima scelta), “triangolo” (seconda scelta) e “quadrato” (terza scelta) oltre alla cosiddetta “classe libera”, ossia la scelta libera di qualità, che deve essere definita dal produttore, il quale è tenuto a indicare i parametri tecnici e i valori utilizzati per identificare la sua classificazione.

Anche se a livello normativo esistono le quattro scelte sopraddette, molti produttori non si limitano a proporre solo quattro scelte, proponendone molte di più, caratterizzando il proprio prodotto a seconda delle performance che esso possiede. Si può caratterizzare il proprio parquet in quanto esente da difetti naturali (come i nodi), perché ha un aspetto estetico “uniforme” (ad esempio aspetto rigatino piuttosto che fiammato), o ancora perché è stato lavorato in modo particolare (con la superficie goffrata, smerigliata, sabbiata, lavorata a mano,…). Ben vengono tutte queste possibili scelte che incrementano il plus valore del legno, e quindi del parquet, ma è sempre bene indicare anche a quale scelta qualitativa minima gli elementi lignei della fornitura corrispondono secondo i parametri indicati dalle norme, solo in questo modo si può conoscere l’oggettivo livello qualitativo del legno utilizzato, a prescindere delle altre performance che il produttore ha voluto conferire a proprio prodotto.

Come si valuta la qualità di un parquet?

I fattori che determinano la qualità specifica di un parquet o di pavimento di legno sono tanti e diversi tra loro.

Spesso si lega la qualità del pavimento solo al tipo di specie legnosa utilizzata, ma in realtà vi sono anche molti altri elementi da tenere in considerazione. Tra i tanti, si ricorda la predisposizione e composizione del sottofondo, l’accuratezza dei controlli prima della posa in opera degli elementi lignei, la tipologia e il formato degli elementi lignei da posare, la tecnica di posa in opera, la direzione e la geometria di posa, il rispetto della tempistica delle varie fasi (compresa la predisposizione del sottofondo), la qualità dello strato di finitura, la provata professionalità del posatore, e, infine, la consegna della documentazione che per legge ogni fornitore deve consegnare al consumatore, ossia la cosiddetta “Scheda d’identificazione del prodotto”, secondo quanto stabilisce il Codice del Consumo.

Cos’è la Scheda prodotto?

La scheda identificativa del prodotto (più conosciuta come “scheda prodotto”) è un documento che deve essere predisposto dal fornitore e deve essere emessa per tutti i prodotti (e quindi anche per il parquet) sin dall’esposizione del bene nella sala vendita, per ottemperare a quanto stabilisce il Decreto Legislativo del 6 ottobre 2005 n. 206 detto “Codice del Consumo”.

In estrema sintesi, nel caso specifico di un parquet o comunque di una pavimentazione di legno, la scheda prodotto deve contenere una serie di voci che ne rappresentano l’identificazione e, se importante, la qualità specifica, vale a dire:
• specie legnosa, formato;
• tipo di posa in opera adottata e materiali impiegati;
• istruzioni per l’uso, la pulizia e la manutenzione ordinaria del pavimento nel tempo;
• modalità di smaltimento, quando si vuole rimuovere il parquet.

Concludendo…

Chi sceglie il parquet deve sapere che sta scegliendo un materiale “vivo” e “naturale”, deve quindi viverlo come tale… Con naturalezza, senza diventare ansioso se la vernice non splende come quella di un marmo lucidato, senza infuriarsi se accidentalmente cade un oggetto sul pavimento e il legno si ammacca (è inevitabile), senza perdere la testa se cade della cenere e il legno si bruciacchia, senza arrabbiarsi se chi entra in casa non pulisce bene le scarpe e un sassolino nascosto tra le pieghe della suola graffia il parquet (non v’è legno e vernice che resista all’incisione).

Insomma, non è possibile scegliere la bellezza e la naturalezza di un materiale naturale e pretendere proprietà e comportamenti tipici di un prodotto artificiale. Il legno è bello
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